di Dott.ssa Valentina Muratori SU WWW.FISCOETASSE.COM
Cosa si intende per welfare aziendale e come si realizza. Lo sgravio fiscale 2017 e le novità della legge di bilancio 2018
Il Welfare aziendale può essere definito come un pacchetto di servizi, beni e opere che l’azienda mette a disposizione dei propri dipendenti e dei loro familiari. Si tratta certamente di uno dei temi caldi del momento nel settore lavoro. Andiamo quindi a vedere di cosa si tratta.
Cominciamo col dire che non esiste una normativa uniforme ed organica in materia di Welfare aziendale. Pertanto tutto ciò che viene riconosciuto dal datore di lavoro e che è volto al miglioramento della qualità della vita dei lavoratori rientra nel concetto di Welfare aziendale. Il Welfare aziendale infatti altro non è che il sistema che garantisce il benessere dei dipendenti.
Il Welfare viene già da tempo, riconosciuto, almeno in parte, dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Sono molteplici ad esempio, i contratti collettivi che prevedono dei versamenti obbligatori da parte del datore di lavoro, nell’ambito dell’assistenza sanitaria integrativa. Ma anche nell’ambito della previdenza complementare: quasi la totalità dei CCNL prevede che nel caso in cui il lavoratore decida di destinare il proprio TFR ai fondi di previdenza il datore di lavoro debba effettuare il versamento di un ulteriore contributo al fondo.
Con il 2018 il tema del Welfare aziendale rimane uno dei temi di maggior interesse tra le imprese italiane.
Si registra infatti, già in queste prime settimane dell’anno , un notevole incremento del numero di aziende che attraverso un regolamento o un accordo sindacale introduce opere e servizi in favore dei propri dipendenti.
Con la legge di Bilancio 2018 il legislatore è intervenuto nuovamente sull’art. 51 del TUIR, incrementando ulteriormente il numero di misure che, inserite nel piano Welfare, risultano esenti a livello contributivo e fiscale.
La l. n. 205/2017 ha infatti previsto la non imponibilità delle somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari.
Pertanto dal 2018 gli abbonamenti a treni, autobus e metro rientrano tra le misure erogabili sia in forza di un accordo sindacale o regolamento, sia per volontà unilaterale del datore di lavoro.
Rimane nel frattempo in vigore l’agevolazione contributiva introdotta nel 2017 per le aziende che adottano almeno due misure di Welfare entro il 31 agosto 2018. (V. i dettagli nel paragrafo sotto).
Rientra sempre nel concetto di Welfare anche lo Smart Working di recente istituzione. Previsto dalla l. n. 81/2017 e definito “lavoro agile”, lo Smart Working già di uso comune in molti paesi, si affaccia nel nostro ordinamento come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato che certamente può ampiamente facilitare la conciliazione vita-lavoro.
Welfare: l’elaborazione di un piano aziendale
Tuttavia il luogo dove il Welfare può trovare la propria massima applicazione è quello aziendale: le singole imprese sono infatti i soggetti che meglio possono individuare i bisogni dei dipendenti. Per scendere al livello pratico, di seguito vengono illustrate le fasi per l’istituzione del Welfare in azienda.
Analisi dei bisogni dei dipendenti
Il primo passo per attuare il Welfare in azienda sarà pertanto quello di effettuare un’indagine circa le misure più utili ai dipendenti.
Qualora esse non fossero già conosciute dall’Ufficio del personale, pensiamo ad esempio alle aziende di notevoli dimensioni, si potrà procedere con la consegna di un questionario in forma anonima ai dipendenti che dovranno restituirlo compilato. Il questionario può essere articolato attraverso domande a risposta multipla e può lasciare spazio anche a suggerimenti da parte dei lavoratori.
Analisi di fattibilità
L’azienda passa al vaglio le preferenze espresse dai dipendenti e individua le misure in concreto attuabili. Oggetto delle analisi aziendali saranno quindi sia l’organizzazione in concreto di tali misure che , e soprattutto, il budget da predisporre a tal fine.
L’istituzione del Welfare può seguire due strade: l’accordo collettivo di secondo livello oppure il regolamento aziendale.
La stipula di un accordo sindacale aziendale è certamente la scelta più vantaggiosa per quelle aziende in cui esiste già un consolidato sistema di relazioni sindacali. Il Welfare può infatti rivelarsi come uno dei migliori strumenti per migliorare i rapporti con i sindacati.
In alternativa è sempre possibile procedere con la stesura di un regolamento aziendale. In questo caso la fonte del Welfare non avrà natura negoziale ma costituirà un atto unilaterale del datore di lavoro.
Nell’elaborazione del Welfare si dovrà sempre fare attenzione a riconoscere misure omogenee per la totalità o per categorie di dipendenti individuabili attraverso criteri oggettivi. È infatti fondamentale non trasformare il Welfare in bonus ad personam.
Conclusa la fase di elaborazione del piano, i dipendenti potranno iniziare a godere delle misure offerte dall’azienda.
Una delle modalità più semplici è l’utilizzo delle piattaforme online, alle quali i dipendenti accedono avendo a disposizione una certa somma da “spendere”.
Welfare aziendale: l’ incentivo del D.I. 12.9.2017
Come noto le misure di welfare, come anche i premi di produttività, sono stati oggetto di agevolazioni fiscali , rafforzate notevolmente dalle leggi di stabilità 2016 e 2017 e rientrano anche in un nuovo provvedimento.
Il decreto interministeriale del 12.9.2017 di attuazione dell’art. 25, d. lgs.n. 80/2015 prevede l’istituzione di particolari agevolazioni nel caso la contrattazione aziendale preveda misure di Welfare aziendale , volte alla migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata dei lavoratori. L’agevolazione consiste in uno sgravio il cui ammontare verrà determinato in base alla disponibilità delle risorse ma non potrà essere superiore al 5% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dichiarata nell’anno. Condizione essenziale per accedere allo sgravio è quella di aver depositato il contratto collettivo aziendale presso l’Ispettorato territoriale del lavoro.
L’accordo aziendale deve prevedere delle misure rientranti nelle seguenti aree di intervento:
1. Area di intervento genitorialità
2. Area di intervento flessibilità organizzativa (smart working)
3. Welfare aziendale
Il contratto collettivo aziendale deve riguardare almeno il 70% dei lavoratori occupati.
Come specificato dalla circolare n. 163/2017 dell’INPS, si ricorda che possono accedere allo sgravio le aziende che adotteranno piani di Welfare entro il 31 agosto 2018. Si attende però una circolare di istruzioni circa la scadenza per la presentazione della domanda all’ente previdenziale.





